BOOM… affitti concordati a Trieste, che confusione!

Il 2026 ci regala due accordi territoriali in vigore che ridisegnano canoni e regole degli affitti abitativi



🔎 Cosa dice davvero l’articolo (oltre il titolo)

1. Incentivo chiave: +20% sul canone concordato

Il Comune recepisce un accordo che consente di aumentare fino al 20% il canone concordato
Condizione: immobili precedentemente utilizzati per affitti brevi turistici

Il tutto senza perdere la cedolare secca al 10% → dettaglio ENORME, da sottolineare con l’evidenziatore fluorescente.

👉 Traduzione semplice: ti chiedo di ridurre un po’ di Airbnb, ma in cambio ti do una carota fiscale vera, non una di cartone pressato.


2. Obiettivo dichiarato: riportare case sul mercato residenziale

A Trieste si parla di circa 2.300 alloggi oggi destinati allo short rent.
L’incentivo punta a:

  • calmierare i canoni
  • aumentare l’offerta abitativa
  • limitare la proliferazione indiscriminata degli affitti brevi

👉 È una mossa politica, sì. Ma con effetti molto concreti per chi gestisce immobili ogni giorno, non solo in conferenza stampa.


3. Non è automatico: serve dimostrare l’uso turistico precedente

L’aumento del 20% non è un regalo.

Il proprietario deve dimostrare che:

  • l’immobile, nell’anno precedente, era effettivamente utilizzato per affitti turistici

👉 Qui entra in scena il property manager serio, non quello “con le chiavi e il PDF del corso online”.


4. C’è confusione sugli accordi territoriali

Attualmente:

  • coesistono due accordi territoriali
  • non tutte le associazioni hanno firmato lo stesso testo

Agenzie e proprietari devono:

  • muoversi con cautela
  • attendere chiarimenti ufficiali dal Comune

👉 Ottimo gancio editoriale:
“Perché improvvisare oggi può costare caro domani”.


5. Il canone concordato “nuovo” non è quello di una volta

Non parliamo del vecchio concordato “tirato giù a forza”.

Qui troviamo:

  • range più flessibili
  • criteri aggiornati (zona, classe energetica, caratteristiche reali dell’immobile)
  • possibilità di restare competitivi rispetto al mercato libero

👉 Questo va spiegato bene: non è un passo indietro, è un cambio di marcia.


🧠 Lettura strategica (quella che non trovi nel titolo)

Per i professionisti del property management

Finalmente si intravede un cambio di mentalità: si inizia ad affrontare seriamente il tema del diritto all’abitare anche per i residenti e per chi cerca immobili non turistici.

È una svolta importante:
per la prima volta si tenta di incentivare il mercato degli affitti tradizionali e concordati, invece di continuare a disincentivare quello turistico con norme fragili, spesso bloccate dai tribunali
(ultimo esempio Bologna, dove il Consiglio di Stato ha dato ragione ai gestori di case vacanza).

Il vero nodo, quello che tutti conoscono ma pochi affrontano, resta uno solo:
👉 la certezza per il proprietario di rientrare in possesso dell’immobile in tempi ragionevoli in caso di morosità.
Finché non si interviene a livello nazionale, continueremo a muoverci un po’… con il freno a mano tirato.

Chi lavora davvero nel settore vede da tempo un proliferare di richieste di gestione su appartamenti che di “turistico” hanno ben poco.
Se a questo aggiungiamo corsi che promettono di diventare PM in poche ore (con tanto di aura mistica inclusa), è evidente che il mercato stia prendendo una piega che va osservata con attenzione.

👉 Non tutto può essere turistico.
Il turismo è — e deve restare — un mercato di nicchia, da gestire con competenze, selezione e strategia. Il resto è rumore. E il rumore, di solito, non rende.

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